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Psicologia del lettore e ruolo del facilitatore

01/03/2021

1936. Alice Bryan pubblica uno dei primi articoli che riflettono sulla psicologia del lettore. Il mondo accademico in seguito alle pubblicazioni e agli studi dello psichiatra William Menninger, inizia in questi anni a sviluppare un certo interesse relativamente agli effetti, alle reazioni emotive o intellettuali, osservabili in seguito alla somministrazione di un libro con intento terapeutico.

«Gli effetti della lettura di un libro, come gli effetti di qualsiasi altra esperienza, devono essere valutati sulla base dei cambiamenti indotti nell’atteggiamento e nel comportamento di un determinato individuo, in un determinato momento.»

Il focus della riflessione riguarda in particolare la “funzione della lettura nel processo educativo” e la necessità da parte delle professioni laiche che se ne occupano – nella fattispecie i bibliotecari – di comprendere la psicologia del lettore per poterlo assistere efficacemente nella selezione del materiale di lettura.

«…è necessario anzitutto conoscere l’obiettivo o lo scopo della consulenza stessa, e poi come raggiungere l’obiettivo. La prima può essere definita la filosofia della guida, mentre l’ultima riguarda le tecniche di consulenza.»

La Bryan si immerge nel dibattito a lei contemporaneo e, riflettendo sulla funzione della consulenza educativa, giunge a sostenere che, indipendentemente dalla tecnica scelta per il processo educativo (che può essere più o meno direttivo), ciò che sembra essere veramente necessario è che il soggetto incaricato di prestare assistenza al lettore “approcci l’individuo da un punto di vista psicologico”.

«Ciò significa che si dovrebbe cercare di ottenere una visione più completa possibile riguardo alle motivazioni sottostanti l’interesse particolare del lettore per la lettura.»

Il compito del bibliotecario sarebbe dunque quello di trovare “il libro giusto, per il lettore giusto, al momento giusto”. Il candidato ideale, sostiene la Bryan, sembrerebbe essere un misto tra un bibliotecario professionista e uno psicologo professionista.

L’analisi degli interessi del lettore e lo studio delle sue attitudini sembrano passare in secondo piano rispetto alla necessità di comprenderlo come personalità complessa, un tipo di conoscenza che deve essere guadagnata dalla figura del facilitatore attraverso la preparazione e lo studio dei meccanismi psicologici che gli individui attivano comunemente nella soluzione dei loro problemi.

«Le tecniche di supporto e ri-educazione impiegate dallo psicologo per aiutare il paziente a trovare una soluzione costruttiva e realistica ai propri problemi potrebbe essere usata a vantaggio del facilitatore del lettore. Anche se, ovviamente, il bibliotecario non può pensare di indagare tanto profondamente le problematiche del lettore quanto lo psicologo di riferimento, egli può imparare a istituire una buona relazione e la fiducia, aiutare a sviluppare atteggiamenti desiderabili, e dare al lettore un senso di sicurezza nel servirsi delle risorse letterarie.»

Per la prima volta viene preso in considerazione l’utilizzo da parte della tecnica biblioterapica – in quanto tecnica di supporto alla terapia psicologica – di materiale letterario più ampio rispetto a quello specificatamente di crescita personale utilizzato in modo esclusivo fino ad allora.  Romanzi, narrativa, poesia, drammaturgie, saggi di filosofia, biografie, arte, storia e scienza vengono indicati come materiale assolutamente consegnabile ai lettori con l’obiettivo di aiutarli ad affrontare i loro problemi quotidiani e divenire più abili implementando la capacità di gestione della libertà e della serenità personale.

“Chiunque sia mai stato profondamente toccato e influenzato dal leggere il libro giusto al momento giusto sa quanto una simile esperienza sia cruciale per dar forma al proprio destino. …Perché lasciare al caso la selezione di tali libri?”

Viene dunque suggerito l’istituirsi di un rapporto di stretta collaborazione tra le due figure principali che utilizzano la tecnica biblioterapica: lo psicologo e il libraio, figure professionali specifiche nella loro formazione ma fortemente complementari ai fini dell’ottimizzazione dell’uso delle risorse letterarie. Due figure professionali unite in un auspicabile sforzo di collaborazione volto al sostegno dell’individuo, in grado di confrontarsi e di attivare programmi combinati.

Di grande valore risulta, a mio avviso, il suggerimento di includere nella formazione delle scuole di biblioteconomia un corso sui processi psicologici generali che consentirebbe a queste professionalità di avere le conoscenze necessarie a comprendere la psicologia del lettore ed essere così massimamente efficaci nel loro orientamento.

“Questo corso sarebbe particolarmente utile per i facilitatori letterari, ma anche per qualsiasi bibliotecario …Tutti gioverebbero nell’acquisire di una maggiore consapevolezza riguardo alle proprie motivazioni e alle proprie strategie adattive.» 

Questo interessante articolo datato 1936, apre a indicazioni che oggi sono orientamenti basilari e indispensabili nella formazione di un facilitatore, il quale si fa forte della consapevolezza che l’uso esistenziale della lettura possa lenire i malesseri emotivi e affettivi degli individui e per questo è chiamato ad essere responsabile eticamente della propria formazione e del rispetto dei propria ambiti di applicazione.

Alessandra Manzoni

 

fonti

La psicologia del lettore di Alice Bryan 

da L.F.Shaffer, Psychology of Adjustment (1936)

Tags: psicologia lettore biblioterapia

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