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“Oliva Denaro” di Viola Ardone

27/05/2022

Oliva Denaro, seconda pubblicazione di Viola Ardone dopo Il treno dei bambini, è un libro di grande potenza evolutiva in grado di smontare il mito della forza come tema prevalentemente maschile.

È una storia che racconta il viaggio di un’eroina sui generis che approda alla sconfitta del drago attingendo ad un ‘altro’ genere di forza: quello della tenacia, del rifiuto del compromesso, della fiducia nei legami autentici.

Oliva compie un vero e proprio Viaggio alla scoperta di sé che inizia quando viene spinta a rispondere alla non eludibile chiamata al cambiamento scatenata da un torto subito, un’offesa sorda e ottusa alla sua dignità, una violenza inaccettabile, un abuso prima ancora che fisico, psicologico.

“[…] in strada vado sempre di corsa… corro per diventare invisibile, corro con il mio corpo da maschio e il mio cuore da femmina, corro per tutte le volte che non potrò più, per le mie compagne con le scarpe chiuse e le gonne lunghe, capaci solamente di camminare a passi corti e lenti, e pure per mia sorella, che è rimasta tumulata in casa come una morta ma ancora viva. […] Per questo correvo, perché a stare fermi la puntura fa più male.”

Il suo viaggio prevede prove dure che lei vive, assorbe e supera senza sapere che proprio quelle difficoltà diventeranno la sua forza. La sua iniziale debolezza si trasformerà in un carburante potente che le consentirà di ribellarsi a regole e credenze di un mondo antiquato eppure ancora così attuale.

È la storia di un’anima al singolare che diventa protagonista di un racconto corale. Oliva è infatti circondata da tante altre anime che vivono, patiscono e agiscono con lei e per lei, ma anche per sé stesse; anime di donne e uomini che le fanno recinto, belle a vario livello, intense, ognuna parte essenziale di un tutto plurale.

“La Maestra Rosaria una volta, mentre facevamo l’analisi grammaticale, ci aveva dettato la frase: “La donna è uguale all’uomo e possiede i medesimi diritti” […] Maestra l’esercizio è sbagliato. La donna non è mai singolare… La donna singolare non esiste. Se è in casa, sta con i figli, se esce va in chiesa o al mercato o ai funerali, e anche lì si trova assieme alle altre. E se non ci sono femmine che la guardano, ci deve stare un maschio che la accompagna”. […] “Forse hai ragione tu Oliva, però la grammatica serve anche per modificare la vita delle persone… dipende da noi il femminile singolare, anche da te.”

Accanto a queste vi è anche un coro di donne e uomini che appartengono a un mondo retrogrado e arreso alla convinzione della mancanza di scelta, arreso all’ingiustizia, alle malelingue, all’ignoranza, al sopruso e che per questo sembrano non poter o non voler evolvere. Tutti i personaggi che partecipano al suo viaggio ne compiono anche uno personale; tutti vivono un processo di metamorfosi, molti crescono in consapevolezza, altri restano congelati nei propri limiti. Ma per ognuno l’autrice sembra nutrire uno sguardo compassionevole, come se ad ogni personaggio fosse legittimata, sì, la propria fragilità ma mai la passività e la mancanza di coraggio.

 “Le nuove generazioni di ragazze devono essere le prime a ribellarsi alle regole antiche e noi maschi le dobbiamo sostenere. Se si va uniti, si migliora tutti, altrimenti il mondo gira e noi restiamo sempre fermi…”

Il coraggio è come una pianta, bisogna coltivarlo, dargli il terreno, l’acqua, la luce del sole. […] Nessuno, da solo, è un eroe…” 

Dunque, Oliva raccoglie la spada, si mette dietro lo scudo e si incammina nel proprio viaggio. Non vince subito, non subito ha consapevolezza delle sue azioni e delle loro conseguenze, ma combatte e lentamente si fortifica, fortifica lo spirito, il suo carattere, la sua voce, si fortificano le persone intorno a lei. La consapevolezza conquistata con sofferenza la trasforma da stella in stella polare… La consapevolezza ma anche una reversibilità del pensiero, il suo non irrigidirsi, il mantenere la flessibilità, la capacità di rovesciare il punto di vista, di considerare il contrario di ciò che è sempre stato.

“Di fiori in casa per anni non ne ho voluti più: a coltivare le piante erano sempre state le tue mani, pà, il marrone sotto le unghie, i tagli più profondi e più sottili sui polpastrelli, un manuale su come tirare fuori la vita dalla terra. Piantare il seme e aspettare che germogli, anche io ho fatto così: mi sono inumata senza sapere se poi ritornava il tempo di rimettere gemme. Ero una zolla riarsa e isterilita. […] Ci vuole il suo tempo, ci vogliono altre voci che si sommano, ci vuole la partenza e anche il ritorno. Perché tempo buono e malo tempo non durano per sempre, me lo dicevi tu. […] La testardaggine, infine, di voler esser qui, per tutto questo e nonostante tutto. […] Anche dalla terra bruciata può rinascere vita…”

Un Viaggio, quello di Oliva, che la porta dunque al centro della propria forza. Lasciato lo spazio rassicurante del conosciuto e del “è sempre stato così”, ci si apre inevitabilmente all’incontro con il drago, spesso così subdolo da mimetizzarsi, che fa sentire inadeguati e fragili… e ciascuno di noi conosce il proprio.

“Ci sono dei ‘no’ che non costano niente e altri che hanno un prezzo molto alto. Il mio l’ho pagato tutto, e con me la mia famiglia. Per molto tempo mi sono sentita sola, giudicata, sbagliata, ma oggi so che avevo ragione e che è stato giusto così. Questa però è la mia storia, e ognuno ha la sua, un po’ come le canzoni.”

 

 

Recensione a cura di Alessandra Manzoni

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