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NIDO di Louise Gluck

02/04/2021

Un uccello stava facendo il suo nido.

Nel sogno, lo guardavo da vicino;

nella mia vita, stavo tentando di essere

una testimone non una teoreta.

 

Il luogo dove inizi non determina

il luogo dove finisci: l’uccello

prese quanto scovò nel cortile,

i suoi materiali basilari, nervosamente

scrutando il cortile spoglio nella primavera precoce;

spingendo tra i rottami presso il muro a sud

qualche ramoscello col becco.

 

Un’immagine

di solitudine: la piccola creatura

che viene fuori con niente. Poi

rametti secchi. Trasportando, uno a uno,

i rametti al nascondiglio.

Era tutto per il momento.

 

Prese quel che c’era:

il materiale disponibile. Lo spirito

non era abbastanza.

 

E dopo tessé come la prima Penelope

ma verso una fine diversa.

Come poteva intrecciare? Intrecciava,

cautamente ma disperatamente, i pochi rametti

senza alcuna elasticità, alcuna flessibilità,

scegliendo quelli da quanto si sgretolava, quanto recalcitrava.

 

Primavera precoce, tarda desolazione.

L’uccello volteggiò nel cortile spoglio facendo

fatica a sopravvivere

di ciò che gli rimaneva.

 

Aveva il suo compito:

figurarsi il futuro. Volando qua e là fermamente,

trasportando con pazienza piccoli rametti verso la solitudine

dell’albero esibito nel gelo immobile

del mondo esterno.

 

Non avevo niente con cui costruire.

Era inverno: non potevo immaginare

niente se non il passato. Non potevo nemmeno

immaginare il passato, se arrivò a tanto.

 

E non sapevo come giunsi qui.

Chiunque altro di gran lunga oltre.

Io ero indietro all’inizio

a un certo punto nella vita non riusciamo a ricordare gli inizi.

 

L’uccello

radunò i rametti sul melo, congiungendo

ogni parte aggiunta con la massa preesistente.

Ma quando ci fu d’improvviso una massa?

 

Prese quanto trovò dopo che le altre cose

erano finite.

Gli stessi materiali – perché dovrebbe importare

che finiscano poi? Gli stessi materiali, la stessa

merce limitata. Ramoscelli marroni,

spezzati e caduti. E in uno,

un filo di lanugine gialla.

 

Poi fu primavera ed ero inspiegabilmente felice.

Sapevo dove mi trovavo: sulla Broadway con le mie buste della spesa.

Frutta primaverile nei negozi: le prime

ciliegie da Formaggio. L’inizio

della forsizia.

 

Dapprima ero in pace.

Dopo fui contenta, soddisfatta.

E dopo sprazzi di gioia.

E la stagione mutò – per tutti noi,

ovviamente.

 

E come sbirciai fuori la mia mente crebbe più acuta.

E ricordo bene

la catena delle mie risposte,

mentre i miei occhi si fissavano su tutto

dal rifugio del sé nascosto:

 

prima, lo amo.

 

Dopo, lo posso utilizzare.

 

NIDO da ELLSWORTH AVENUE

di Louise Gluck

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