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“Mare del Nord” di Adam Zagajewski

25/05/2022

Ma forse facevamo soltanto finta di non sapere niente.

Forse così era più facile, di fronte all’enormità dell’esperienza,

di fronte alle sofferenze (sofferenze altrui, in generale).

Forse c’era in questo addirittura un po’ di pigrizia

e un briciolo di indifferenza ostentata. Forse pensavamo:

meglio essere un tardo epigono di Socrate

piuttosto che riconoscere che qualcosa tuttavia sappiamo.

Forse nelle lunghe passeggiate, quando ci si disvelavano

la terra e gli alberi, quando cominciavamo a capire qualcosa,

avevamo paura del nostro coraggio.

Forse il nostro sapere è amaro, troppo amaro,

come le grigie fredde onde del Mare del Nord,

che ha risucchiato già così tante navi,

ma continua ad essere affamato.

 

 

Una poesia che ci lascia basiti, colpevoli e innocenti…

Leggendola, ci sentiamo pavidi e vuoti, paralizzati dalla nostra paura di agire.

Come ci suggerisce il poeta, non possiamo non parlare di quello che succede. Non possiamo voltarci dall’altra parte, anche se quello che vediamo non ci fa piacere, anche se quello che vediamo ci sembra scuro, nebbioso e ostile come le acque del Mare del Nord.

 

 Adam Zagajewski (Lviv, Ucraina 1945 – Cracovia, Polonia, 2022) ha una storia di quella che potrebbe essere. Originario di Leopolda, la sua citta viene occupata durante la Seconda Guerra Mondiale, e si rifugia con la sua famiglia in Polonia. Piu volte candidato al Premio Nobel per la letteratura, e venuto a mancare il mese scorso. E non possiamo che ricordarlo cosi.

 

 

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