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L’UMANO RACCONTARE

08/05/2022

 

Nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia”

Hannah Arendt

 

Ogni essere umano prima o poi è mosso dalla domanda “chi sono io”, una tribolazione interiore che trova la sua risposta nel “raccontare una storia”, per dirla con Karen Blixen.

Tracciare un ritratto di sé o lasciare che qualcun altro disegni i contorni della nostra esistenza attraverso la narrazione, ci ri-mette al mondo, apre a nuove possibilità e a nuove comprensioni.

Come direbbe Hannah Arendt “possiamo sapere chi qualcuno è o fu solo conoscendo la storia di cui egli stesso è l’eroe, la sua biografia in altre parole”.

 La nostra storia risulta dalle azioni che abbiamo compiuto, le quali ci collocano nel mondo, nel tempo, tra gli altri esseri umani, simili a noi e al contempo diversi, ma sempre sorprendenti e unici nei loro contorni lineari o contorti.

Proprio perché “ogni essere umano è unico e irripetibile” ogni storia è unica e irripetibile e questo è il motivo per cui i racconti di vita suscitano dalla notte dei tempi tanta fascinazione, spingono all’ascolto, all’immedesimazione, ispirano la narrazione e l’auto-narrazione che cura.

Essere umani significa essere calati nel caos esistenziale, essere alle prese con emozioni e logiche di ogni genere, muoversi tra periodi di slancio e altri di sosta forzata o volontaria, tra il materiale e lo spirituale, tra la razionalità e l’istinto. Significa essere immersi in una mescolanza della quale non conosciamo a priori il senso o il fine, motivo per cui il nostro percorso, a volte orientato dal caso, a volte dalle scelte, non ci porta mai su uno stesso cammino, non ricalca mai le orme di qualcun altro e non lascia mai dietro di sé la medesima storia.

In sostanza la nostra unicità diviene simulatore di vita per chiunque la guardi o la veda attraverso il racconto di un altro, racconto che  unisce il desiderio di narrarsi al bisogno di essere narrati.

L’Umano Raccontare impegna dell’uomo l’immaginazione, le emozioni, la sensibilità artistica, ma anche la razionalità, tutto il nostro essere creature complesse e imperfette ma in grado di dare un senso a noi stessi e al mondo in cui viviamo grazie alla nostra identità narrabile.

“Arte del racconto” la chiama Walter Benjamin una tessitura con la quale gli esseri umani ricostruiscono il mondo e si risignificano, immaginano e sperimentano nuove forme di esperienza, danno forma a qualcosa che prima non esisteva rendendola possibile.

 

Oh, essere un libro, un libro che viene letto con tanta passione!”

Elias Canetti

 

 

Articolo di Alessandra Manzoni 

 

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