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“L’umano raccontare nella stanza d’analisi” di Adriana Tremolada

11/09/2022

Intervista ad Adriana Tremolada, Psicologa e Psicoterapeuta, autrice del libro “Amori finiti, Amori in-finiti”.

 

             Dal 15 al 18 settembre 2022 la città di Laveno Mombello sul lago Maggiore ospiterà, per la seconda edizione, il Festival della Biblioterapia, una manifestazione accessibile a tutti, che si sviluppa attraverso un itinerario eclettico che tocca molteplici aree di questa metodologia, tra cui l’aspetto più clinico.

            Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è L’Umano Raccontare, quell’esperienza fondamentale per l’essere umano che gli consente, condividendola, di intrecciare la sua storia con le storie degli altri e attribuirvi un senso.

           Tra gli appuntamenti da non perdere ci sono quelli dedicati alla Biblioterapia Clinica e integrata con la partecipazione della dottoressa Adriana Tremolada Psicologa e Psicoterapeuta alla quale sottopongo una serie di domande fondamentali.

 

Come si inserisce la psicoterapia nell’umano raccontare? Possiamo dire che sia un’attività narrativa o che abbia inventato una narrativa che cura?

 La psicoanalisi si basa su un principio rivoluzionario: la nostra attività psichica è prevalentemente inconscia, vale a dire che il nostro modo di sentire, di pensare, in una parola di vivere, è fortemente influenzato da un deposito di memorie, di emozioni e vissuti che operano dentro di noi senza che ne siamo consapevoli.

Da qui l’importanza dell’esplorazione di questi elementi, specie nei casi in cui un comportamento, un sintomo, fa supporre che vi sia un conflitto profondo “rimosso”, ossia mantenuto lontano dalla consapevolezza, ma dolorosamente attivo.

Quello che ho potuto constatare, negli anni in cui ho fatto esperienza dell’ascolto di storie nella mia stanza d’analisi, è che quando non riusciamo a narrare la nostra storia è lei a narrare noi: sogniamo queste storie, sviluppiamo sintomi, oppure ci troviamo ad agire in modi a noi incomprensibili.

Quando un individuo decide di recarsi dallo psicoanalista è segno che le sue narrazioni non rappresentano sufficientemente la sua esperienza vissuta.

La stanza d’analisi è allora il luogo deputato alla narrazione e il racconto è il cuore di tutte le psicoterapie, che sono definite per questo terapie della parola. Lo scopo è quello di costruire, grazie allo scambio con l’analista, una teoria di sé, e del mondo partecipata e comprensibile

Antonino Ferro riassume così il ruolo della narrazione nella terapia psicoanalitica: “…è un processo che permette di trasformare in immagini il non dicibile, inserendolo in un contesto che lo renda meno minaccioso

È una storia scritta a quattro mani, in cui l’analista non si limita a decifrare quanto detto dal paziente ma lo trasforma insieme a lui. Per Lacan, il nostro modo di parlare è anche il nostro modo di essere nel mondo. Dal canto suo Jung nel Libro Rosso narra la propria vicenda personale, sostenendo di essersi curato raccontando la propria storia e propone la narrazione come metodo di cura, non come strumento concettuale, ma come una ricostruzione che nella pratica terapeutica nasce dal dialogo.

 

 Che ruolo ha il racconto di sé nel processo di cura e di autoconoscenza?

Nella pratica clinica terapeuta e paziente hanno congiuntamente accesso ai ricordi autobiografici e la capacità di narrare è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per attribuire significati all’esperienza umana.

Grazie alla memoria autobiografica una particolare esperienza viene inserita all’interno di una trama più ampia.

Raccontare è mettere a fuoco una determinata questione all’interno di un contesto, collegarla a ciò che la precede e la segue. La narrazione permette quindi di ricostruire e di dare significato alle esperienze della propria vita e l’individuo, nel narrarsi, aumenta la consapevolezza e la conoscenza di sé, elabora gli eventi e li colloca sulla linea evolutiva, evitando quindi fratture e incongruenze e riformulando il senso di coerenza e continuità del sé.

 

Se uno degli scopi della psicoterapia è promuovere il cambiamento, esiste una correlazione tra psicoterapia e mutamenti strutturali del cervello?

Per neuroplasticità s’intende la capacità del sistema nervoso di adattare la propria struttura in risposta a una varietà di fattori e di stimoli interni o esterni.

Recentemente molti neuroscienziati hanno sostenuto che la psicoterapia non è solo un efficace trattamento in grado di indurre dei cambiamenti significativi nella sfera psichica, negli atteggiamenti e nel comportamento dei soggetti, ma che può produrre un’alterazione dell’espressione dei geni, generando di conseguenza mutamenti strutturali nel cervello e, più precisamente, dei cambiamenti nell’attività funzionale di alcune aree.

Senza entrare nel merito delle numerose ricerche condotte, anche grazie alle moderne tecniche di visualizzazione in vivo del cervello, è ormai chiaro che la psicoterapia agirebbe attraverso un processo dall’alto verso il basso diminuendo l’attività corticale ed aumentando il metabolismo a livelli dell’ippocampo e tali cambiamenti interverrebbero sui processi legati alla memoria e all’attenzione.

Mediante la psicoterapia si otterrebbe una riduzione della ruminazione e dei pensieri intrusivi.

Le neuroscienze, quindi, confermano che gli effetti della psicoterapia si riverberano anche sulle nostre reti neurali.

 

Perché davanti a un possibile cambiamento spesso fuggiamo o preferiamo rimanere immobili in qualcosa che già conosciamo invece di tuffarci nel nuovo che ci attende?

Perché il cambiamento ci mette di fronte a una delle nostre emozioni più primitive: la paura.

Perché il cambiamento ci chiede di lasciare le convinzioni cui ci siamo aggrappati come a una boa in mezzo al mare. Perché non esiste cambiamento senza perdere qualcosa: perdiamo quello che c’era, le opportunità che ci avrebbe dato una scelta diversa.

Si perde il baricentro, si perde di vista la riva. Si teme di perdere persone. Si teme di perdere sé stessi. Inoltre, la fatica e il disagio che si provano di fronte al cambiamento derivano dal bisogno, in quanto umani, di coerenza e continuità, caratteristiche fondamentali per mantenere un senso di equilibrio e sanità.

Quasi sempre, poi, Il cambiamento è un processo difficile e discontinuo, caratterizzato da alti e bassi, dove i bassi sono spesso segnati dalla sofferenza. Può succedere che una parte sana di noi, che desidera essere felice e appagata e tende alla realizzazione di sé, sia stata in qualche modo sepolta in anni di trascuratezza, sottomissione, abuso, critica.

Il processo di cambiamento comporta il risveglio della parte sana e la capacità di infonderle speranza. Solo quando una persona arriva a comprendere che desiderio e paura rappresentano due facce della stessa medaglia allora può, volontariamente e consapevolmente avviare un cambiamento

 

Adriana Tremolada, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta ad orientamento junghiano. Lavora come libera professionista a Milano e a Pessano con Bornago (Mi).
Terapeuta abilitata alla tecnica Emdr.
Laureata a Milano presso l’Università Cattolica in Psicologia Clinica con 110 e lode. Abilitazione alla professione di Psicologo (iscrizione Ordine Psicologi della Lombardia n. 13018).
Specializzata in Psicoterapia ad orientamento junghiano a Milano presso la Libera Scuola di Terapia Analitica Li.s.t.a.
La formazione comprende un training analitico personale che prosegue parallelo all’attività di psicoterapeuta.
Ha conseguito l’abilitazione per l’utilizzo della metodologia EMDR (Livello I e II) indicata per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress e per l’elaborazione delle esperienze o dei ricordi traumatici.
Oltre al lavoro come psicoterapeuta per adulti e adolescenti, come consulente della Fondazione Quarta, ha collaborato ad un Progetto, presso l’Istituto dei Tumori di Milano, con l’obiettivo di migliorare la relazione medico paziente.
Ha offerto sostegno psicologico a malati terminali di SLA e ai loro familiari per un progetto di Assistenza Domiciliare.
Pratica terapia di gruppo e conduce seminari a tema.
Docente e co-conduttore di gruppi di supervisione clinica presso la scuola di specializzazione per psicoterapeuti Li.S.T.A. di Milano.
Nel 2020 ha pubblicato un primo libro “Amori finiti, amori infiniti” per Alise Editore.

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