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Letteratura e oltre di Elena Tessaro

09/01/2022

Qualche settimana fa ho ricevuto la graditissima email di una mia ex-studentessa che studia Business a Londra. Pur essendo felice del suo percorso accademico, sente molto la mancanza dello studio della letteratura e per questo ha deciso di fondare un club di Letteratura italiana nella sua facoltà: ogni venerdì sera si ritrova con un gruppo di studenti internazionali per parlare di letteratura e confrontarsi di volta in volta su un’opera scelta. Questo è solo uno dei tanti esempi di studenti che trovano nello studio della letteratura un nutrimento esistenziale di cui non possono più fare a meno e uno strumento per gettare ponti di dialogo con il prossimo.

Quando osservo, ascolto e parlo con i miei ragazzi vedo in loro il desiderio di un oltre che solo la letteratura sa accendere. Desiderio di un oltre che risponde a un bisogno di bellezza, di valori, di trascendenza… È nel momento in cui gli studenti comprendono che le opere letterarie sono degli interlocutori vivi, che riescono a “trarre fuori”, nel senso etimologico del verbo educare, delle riflessioni e delle risposte, e che si appassionano alla materia, cogliendo, anche nel fascino della distanza degli autori più antichi, delle inestimabili risorse vitali.

Recentemente ho discusso in una mia classe sul senso della morte a partire dalla poetica di Ugo Foscolo: qual è il valore del limite ultimo dell’esistenza? Cosa genera la dialettica vita-morte? Domande impegnative che spesso la nostra società tende a eludere dal momento che la morte è uno dei tanti insensati tabù della nostra epoca. I ragazzi, invece, sono approdati a sorprendenti conclusioni a dimostrazione del fatto che più le sfide letterarie sono stimolanti e più i giovani si mettono in gioco. Lo stesso è accaduto con lo studio di Charles Baudelaire e in particolare della lirica Inno alla bellezza: ho chiesto ai miei studenti di scrivere a loro volta una poesia sulla bellezza e ne sono emerse riflessioni meravigliose. Attraverso la straordinaria graphic novel Persepolis ho avuto invece l’opportunità di approfondire il confronto tra due culture, quella orientale e quella occidentale, che portano con sé punti di forza e punti deboli, andando a sfatare quegli stereotipi che caratterizzano le due società. E come dimenticare Dante e la sua Commedia? Gli studenti si sentono interpellati dal Sommo Poeta e dai suoi personaggi e spesso si trovano perplessi a riflettere sul valore delle scelte di vita che possono generare l’inferno se ci dimentichiamo di ricorrere a quelle facoltà e a quei valori che rendono l’uomo unico e diverso dagli animali. Ma ancora di più rimangono affascinati dall’io scisso di Petrarca che sentono molto vicino alla loro sensibilità: il tormento del poeta riflette il conflitto interiore che spesso gli adolescenti vivono e che a fatica trova una serena ricomposizione.

Solo alcuni esempi per sottolineare la forza maieutica della letteratura, che ha la potenza di dare ai giovani gli strumenti per generare la meraviglia della scoperta che è già in loro, ma spesso è anestetizzata da una diffusa superficialità. È tuttavia necessario un altro ingrediente per attuare la magia di trasformare la letteratura in risorsa educativa, ovvero la relazione insegnante-alunno. Se questa relazione viene a mancare la letteratura si fa silente, diventa mera erudizione sacrificata all’oblio. Sono il rispetto e la passione, con cui il docente veicola le sue conoscenze, gli strumenti per rendere credibile e vivo ciò che si insegna. L’insegnante diventa un’alterità attendibile se tra ciò che spiega e ciò che vive c’è una coerenza di fondo e soprattutto se riesce a dimostrare agli studenti che la letteratura ha cambiato anche la sua vita: spesso racconto ai miei alunni di come la lettura di una stessa opera in vari periodi della mia esistenza abbia toccato aspetti diversi della mia personalità e della mia sensibilità, facendomi crescere e maturare. Per questo esorto i miei ragazzi a penetrare nel testo e ad ingaggiare con esso un vero e proprio pòlemos: solo in questo modo la letteratura lascia il segno e dà un nome a dubbi, domande e ferite. È per questa ragione che molti ex-studenti che vengono a salutarmi mi confessano di aver ripensato, in momenti particolari della loro vita, ad alcuni autori studiati, ad alcuni versi poetici gustati in aula: perché gli insegnamenti che la letteratura può lasciare abbracciano l’intera esistenza umana e si trasformano in quei valori che aiutano gli alunni a diventare donne, uomini e cittadini di domani.

Articolo a cura di Elena Tessaro

 

Elena Tessaro, insegna Letteratura al liceo da 17 anni. Laureata in Lettere e Filosofia, diplomata in Scienze religiose e Liturgia. Counselor in formazione.

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