Blog

“L’educazione” di Tara Westover

27/10/2021

“Chiunque diventerai, qualunque cosa farai, lo sei sempre stata. Era già dentro di te. Sei oro. E tornare all’università o a quella montagna da cui vieni, non cambierà chi sei. Puoi cambiare come ti vedono gli altri, può cambiare perfino come ti vedi tu – anche l’oro appare sbiadito sotto certe luci – ma è quella l’illusione. E lo è sempre stata…. Il primo a determinare quella che sei è dentro di te.”

Il Professore  aveva ragione: non erano i vestiti a fare la differenza. Era qualcosa dentro quegli occhi, qualcosa nell’assetto della mascella – una speranza, un credo o una convinzione – che la vita non era qualcosa di immutabile. Non so spiegare a parole cosa vidi, ma credo fosse qualcosa di simile alla fede.”

“Quali sono i due concetti di Isaiah Berlin? La libertà negativa è la libertà dagli ostacoli e dalle costrizioni esterne. E la libertà positiva è la libertà dalle costrizioni interne. Significa avere il controllo della propria mente, liberarsi da paure e credenze irrazionali, da dipendenze e superstizioni e ogni altra forma di autocostruzione.” 

L’Educazione è un memoir intenso, scandaloso, a tratti inaccettabile, in grado di attivare forti processi di identificazione nel lettore, non tanto riguardo i fatti che accadono, quanto piuttosto rispetto ad alcuni insight, vere e proprie epifanie, che la protagonista vive durante il proprio “processo di liberazione”.

Da cosa si libera? Dall’ignoranza, dalla superstizione, dalla chiusura, dalla mancanza di libertà interiore, dal non saper riconoscere ciò di cui è portatrice, dalla manipolazione, dal gelo emotivo, dalla paura mascherata dalla passività, dalla sottomissione. Si tratta dello sforzo a volte impari dell’uomo a legittimarsi il proprio valore divenendo consapevole dell’esistenza di quell’essenza, di quella che Hillman chiama “ghianda” interiore che lo rende unico nella propria vocazione e nella propria ricerca di senso.

Che cosa guadagna? La propria verità. La possibilità di essere per sé stessa madre e padre, donna e uomo nella multiforme ricchezza nella propria anima. Guadagna la conoscenza a partire dalla quale nulla sarà più come prima e l’ambivalenza delle parole verrà congelata dalle prove della storia, dalla cultura, dalla lettura. Guadagna l’amore tenero di alcune figure che appaiono quando il velo di maya si solleva e lei può finalmente essere vista.

Che cosa perde? La fiducia malsana di una famiglia disastrosa, lo sguardo di una madre inesistente, le parole rauche di un padre malato. È un bilancio positivo, non privo di vuoti da colmare, ma senza dubbio una rinascita straordinaria che fa sperare nella capacità di trasformazione che l’essere umano sa attivare anche in condizioni di totale deprivazione.

“Quello che serviva era una rivoluzione, un ribaltamento dei vecchi, fragili ruoli che avevamo recitato fin dalla mia infanzia. Quello che serviva era una donna libera da ogni finzione, una donna che sapeva essere come un uomo, in grado di esprimere un’opinione e di agire senza dover rendere conto a nessuno. Un padre.” 

“Potete chiamare questa presa di coscienza in molti modi. Chiamatela trasformazione. Metamorfosi. Slealtà. Tradimento. Io la chiamo un’educazione.”

Educated” nella versione originale ha a che vedere con il percorso compiuto per liberarsi.

Educazione” nella nostra lingua ha che vedere con la strategia da usare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.