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Le Piccole Persone di Anna Maria Ortese

19/06/2021

«Segreto è il mondo, per quanto si scavi; e ha dolore, ma anche gioie indicibili; e forse si può ancora salvare con qualche sforzo, o arrestarne la fine. Ma ciò che conta non è questo. È comprenderne il senso, finalmente, preparare in noi – di esso, di questo mondo – una memoria non abbietta; riprendere in noi tutto l’interrotto discorso della Legge-Vita morale. Che vieta non solo di offendere o di corrompere, sé o altri, di usare gli altri, ma vieta soprattutto di uccidere o far patire chicchessia, di farci arbitri della vita e il respiro della creatura più umile, o inerme, o giudicata “inutile”. Perché tutti noi, in un certo senso, siamo inutili, e inutili tutte le nostre vite, anche le più gloriose, se non abbiamo compreso la grandiosità di questo incontro, di questa avventura forse irripetibile, la vita; se non abbiamo compreso che di questa vita, e questo splendore, tutte indistintamente le forme viventi fanno parte; e sono perciò, quale che sia il loro peso e il loro nome, tutte sacre, auguste, misteriose, intoccabili. E gli occhietti di un uccello o di un cucciolo, se li guardi a questa luce, hanno la stessa gentile tristezza dei tuoi occhi; mentre cieca e senza avvenire – io credo completamente estranea al mondo – appare finalmente quella scienza, o quella teoria della sovranità della scienza e dell’utile sulla vita morale, che li osserva semplicemente, quegli occhi, e poi, per qualche suo fine, dà inizio alle sue opere: strazio e indifferenza per piccolissime vite, e sempre più buio, e non-destinazione, per il cuore dell’uomo.»

 

In questa selezione di interventi pubblici con i quali la Ortese ha denunciato l’invadenza e l’arroganza dell’uomo sulla Terra, si avverte la sua aspirazione verso un’armonia e una bellezza assoluta del mondo attraverso le quali la scrittrice vorrebbe pensarne il riscatto.

Il dolore del quale parla sembra insuperabile, eppure, partecipandovi, può essere scalfito. La non accettazione passiva dello sfruttamento e dell’offesa che si consuma sulla Natura tutta si origina dalla consapevolezza che “ciò che rende l’uomo degno di sopravvivere è la sua struttura morale”.

La natura di cui ci parla la Ortese patisce inevitabilmente del suo irriducibile essere materia fisica e biologica. La sua fragilità la accomuna ai “piccini” della terra: i bambini, i vecchi, gli svantaggiati, tutti i dimenticati e i deboli che vanno a comporre, insieme agli animali e alla natura, le Piccole Persone della terra.

La Ortese richiama l’importanza di dar loro valore, ricorda i loro diritti schiacciati e rivolge ferme parole a coloro i quali si arrogano il ruolo di dominatori e aggressori del mondo nell’illusoria convinzione di esserne padroni.

A.M.

 

 

Tags: natura

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