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“IL VENTO DEL PENSIERO”

08/03/2022

Quale sarebbero le riflessioni di Hannah Arendt in questi giorni? Il suo pensiero si muoverebbe analitico intorno ai temi urgentissimi della guerra e dei profughi, della violenza e del male, del pensiero critico, del giudizio e dell’essere-per-la-vita. Lungo tutta la sua esistenza questa straordinaria pensatrice si è proposta di comprendere davvero il buio dei nostri tempi; rileggerla in questi giorni consente di dare nomi adeguati alla violenza attuale senza ingabbiarla in vecchi concetti, attingendo al pensiero arendtiano più generativo secondo il quale “anche in tempi bui abbiamo il diritto di attenderci una qualche illuminazione”.

 

Arendt si è posta la domanda radicale che cos’è un uomo? a che cosa ha diritto un uomo? facendo riferimento a quei diritti umani, il più fondamentale dei quali è il «diritto di avere diritti», che fanno appello al fatto evidente che ‘un uomo è un uomo’ ma nella realtà valgono solo in base alla forza delle differenti comunità politiche, in assenza delle quali i diritti inalienabili vengono alienati.

 

La guerra e l’uccisione di civili che osserviamo in questi giorni mostrano come il terrore, strumento politico usato a scopo intimidatorio e appartenente alla logica dei ‘mezzi rispetto ai fini’, si trasformi in orrore quando realizza il «tutto è permesso e il tutto è possibile», quando la singola vita viene resa superflua da una violenza che uccide vittime spersonalizzate e casuali.

 

Arendt è stata tra i primi a sostenere che la crescita costante del numero di profughi sarebbe diventata un problema insormontabile e, basandosi sulla sua personale esperienza di apolide, descrive cosa significhi essere profughi e riflette sulle conseguenze politiche degli spostamenti di massa da un Paese all’altro di migliaia di persone costrette dalle bombe a fuggire dalle loro case verso terre di sradicamento: “il rispetto reciproco dei popoli europei è andato in frantumi quando, e perché, si permise che i membri più deboli fossero esclusi e perseguitati”. Quella di Arendt è stata una vera premonizione che in questi giorni di guerra si abbatte sulle coscienze dell’umanità.

 

 

Spesso nelle nostre menti ci sono gabbie che ci impediscono di vedere ciò che è davanti ai nostri occhi e per le quali la ‘cultura’ non è sufficiente. Bisogna essere sentinelle, tenersi in continuo allenamento, perché la manifestazione del ‘vento del pensiero’ non è la conoscenza, ma è l’attitudine a discernere il bene dal male. La cultura non è solo saper dare risposte, avere nozioni, è soprattutto riflettere e, per dirla con Arendt, è ‘comprendere’.

 

Muovendo da un concetto preciso di dignità politica che origina dall’idea di responsabilità del nostro agire, Arendt ci ricorda che siamo sempre in grado di dare vita a un rinnovamento e offre riflessioni profonde sul tema del dono dell’amicizia, come apertura al mondo, come “amore genuino per il genere umano”. Si tratta di uno stimolo a concepire la nostra ‘umanità’ come dialogo che agisce nella pluralità e ci rende più umani; che spinge a uscire da una posizione di ‘indignazione passiva’, che fa sentire ‘impotenti’ e apre la strada proprio a chi vorremmo combattere.

 

Questo sentimento in azione non è qualcosa di separato dal mondo, ma è un “essere e pensare con la mia propria identità dove io non sono; non generica immedesimazione, né accattivante empatia, ma dal sé fare spazio all’altro, con il proprio concreto esistere intraprendere il viaggio politico e pubblico verso la diversità in me e fuori di me, accettando il cambiamento di ciascuno/a che ne deriverà».

 

Si tratta di un addestramento all’amore come peso dell’anima in grado di preservare il mondo attraverso atti di solidarietà e di mutuo impegno che Arendt chiama ‘rispetto’ “una specie di amicizia senza intimità e senza vicinanza; un riguardo per la persona nella distanza che lo spazio del mondo mette tra noi”.

 

Come attingere in questi giorni alla potenza di tale pensiero? Arendt sottolinea che l’uomo non è in scacco in quanto è in grado di superare i limiti attraverso l’agire; diventando consapevole di non essere solo in grado di interrompere la corsa verso la distruzione e la ripetizione. Siamo neoi e la nascita somiglia a una sorta di miracolo che ha a che fare con la responsabilità, è fede e speranza nel mondo.

 

Di Alessandra Manzoni

 

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