Ogni anno marzo arriva con la stessa, strana postura: sta sulla soglia.
L’ inverno non si è ancora chiuso e la primavera ammicca soltanto. Le giornate si allungano, la luce cambia inclinazione, la natura comincia un lento risveglio, ma nulla è ancora compiuto. È un mese di passaggio: sbalzi, tentativi, ritorni improvvisi al freddo e poi nuovi tepori inaspettati.
Questo mese sa parlare così bene al nostro sentire… La vita è scandita da soglie: momenti in cui non siamo più quelli di prima, ma non siamo ancora del tutto quelli che stiamo diventando. Transizioni, cambi di ruolo, di lavoro, di relazioni, passaggi silenziosi nella salute, nella famiglia, nel modo in cui ci raccontiamo. La soglia è può essere descritta come uno spazio liminale: non il “di qua” e non il “di là”, ma il momento stesso del passaggio, con tutto il suo carico di incertezza e possibilità.
La soglia collettiva che in questi mesi pesa sulle nostre giornate, i passaggi storici e politici che stiamo attraversando, rendono questo passaggio stagionale più faticoso da abitare. In queste grandi soglie siamo chiamati a sostare, a vigilare, a tenere desta l’attenzione, a non smettere di pensare e di prenderci cura gli uni degli altri, mentre cerchiamo spazi di respiro e di senso nelle nostre vite quotidiane.
La lettura, l’arte, il pensiero critico, la memoria diventano allora una forma di cura che non trova mai pace, una bussola, un punto di riferimento utile a non perdersi nel rumore del presente.
Può diventare importante sapersi fermare su questa soglia e cercare di trasformarla in pratica di cura. La soglia è fragile: si può sentirsi pronti ad attraversarla, oppure avere il desiderio di tornare indietro; ci si può fermare, sentendosi sospesi, nel non sapere da che parte andare. Le metafore di movimento (il viaggio, il passaggio, il transito) contribuiscono a dar forma a ciò che è invisibile: quel lento processo di tessitura con cui ci lasciamo alle spalle vecchi ricami e impariamo a farne di nuovi.
Ogni libro è potenzialmente una soglia e può allenarci ad uscire dal proprio punto di vista per attraversare “vite che non sono la nostra”. Leggere un libro significa imparare la lettura a leggere anche sé stessi e gli altri. Ci sono letture che diventano trasformative perché nel raccontarci qualcosa sul mondo, spostano il modo in cui percepiamo noi stessi e i fatti che accadono.
La metafora della soglia ci accompagnerà per il mese di marzo aprendoci ai cambiamenti che ci chiamano in uno spazio di vigilanza e di speranza. La soglia diventerà il filo rosso per raccontare biblioterapia, medicina narrativa e prescrizione sociale come pratiche di cultura che curano: strumenti concreti per accompagnare i passaggi, dare parola ai vissuti, creare legami e orientamento nei momenti liminali. Se ti va, puoi seguire questo percorso per tutto il mese: troverai spunti di lettura, riflessioni e buone pratiche per riconoscere le soglie che stai abitando e capire quali risorse culturali possono sostenere il tuo cammino.
“La forza della paziente attesa,
come il febbraio attende il marzo
e si protende verso la primavera.
Tutto pareva morto e tutto rivivrà.
Sotto alle foglie secche crescerà
l’erba verde,
sui rami brulli gonfieranno le gemme
e nasceranno foglie e fiori.
Ma l’inverno fu pure necessario…”
Adrian Zarri
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